CRONACA

Caporalato a Caserta: braccianti sfruttati e pagati 80 centesimi

Di Kulvir Singh2 min di lettura
Campagna agricola in Italia e controlli contro il caporalato

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Quattordici ore di lavoro sotto il sole, sette giorni su sette, e solo 80 centesimi per ogni cassetta di frutta o verdura raccolta. È l'incubo vissuto da tanti lavoratori stranieri nelle campagne del Casertano, scoperto grazie a una grande indagine dei carabinieri e della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Otto persone sono attualmente indagate per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Tra di loro ci sono cittadini stranieri e il titolare di un'azienda agricola. Questa storia tocca da vicino la nostra comunità, perché a finire nella trappola sono stati soprattutto cittadini indiani e pachistani senza regolare permesso di soggiorno.

Come funzionava il sistema del caporalato

I lavoratori venivano reclutati ogni mattina presto lungo le strade di Villa Literno, vicino alle rotatorie. Da lì partivano per i campi di Casal di Principe, Grazzanise e zone vicine. Il viaggio in sé era già un pericolo enorme: furgoni nati per nove persone ne trasportavano fino a trenta, spesso ammassati in spazi chiusi senza finestrini.

Nei campi la situazione era ancora peggiore:

  • Paghe da fame: da 80 centesimi a 1,50 euro a cassetta, oppure tra i 3 e i 4 euro all'ora.
  • Zero diritti: niente pausa per malattia, niente servizi igienici, divieto assoluto di usare il telefono.
  • Ricatto continuo: chi non lavorava abbastanza veloce veniva minacciato di licenziamento o di essere abbandonato nei campi in caso di controlli della polizia.

Il coraggio di denunciare e la protezione

La svolta in questa inchiesta è arrivata grazie al coraggio. Diciassette braccianti hanno deciso di rompere il silenzio e denunciare tutto. Grazie alle loro parole, ai video e agli appostamenti, gli investigatori hanno chiuso il cerchio.

La cosa più importante da sapere per chi si trova in Italia è che lo Stato italiano protegge chi denuncia il caporalato. I lavoratori che hanno collaborato con le forze dell'ordine sono stati trasferiti in località protette e avranno accesso a percorsi regolari di inserimento sociale e lavorativo, anche se all'inizio non avevano documenti.

Cosa fare adesso

Se ti trovi in una situazione simile o conosci qualcuno sfruttato nei campi, ricorda che non sei solo e la legge è dalla tua parte:

  • Non aver paura di denunciare: le forze dell'ordine e i sindacati sono lì per aiutarti. Esistono permessi di soggiorno speciali per chi denuncia lo sfruttamento lavorativo.
  • Chiama il 112: in caso di emergenza o pericolo immediato, contatta subito i carabinieri o la polizia.
  • Rivolgiti ai numeri dedicati: puoi chiamare il numero verde antitratta 800 290 290, attivo 24 ore su 24, o rivolgerti a un patronato o a un sindacato locale per ricevere assistenza legale gratuita.

Domande frequenti

Cosa si rischia a lavorare senza permesso di soggiorno?

Lavorare in nero senza documenti espone al rischio gravissimo di caporalato e ricatti. Tuttavia, la legge italiana prevede tutele e permessi di soggiorno speciali per chi denuncia lo sfruttamento lavorativo.

A chi posso denunciare il caporalato?

Puoi rivolgerti subito ai carabinieri chiamando il 112, alla polizia, oppure contattare il numero verde antitratta 800 290 290. Anche i sindacati e i patronati possono aiutarti a fare denuncia.

Chi denuncia lo sfruttamento perde il lavoro e viene espulso?

La legge prevede tutele per chi denuncia il caporalato e collabora con la giustizia: può ottenere un permesso di soggiorno speciale per protezione sociale e un percorso di inserimento lavorativo. Ogni caso è diverso: prima di agire conviene chiedere consiglio a un patronato o a un sindacato.

Quanto venivano pagati i braccianti nell'inchiesta di Caserta?

I compensi andavano da 80 centesimi a 1,50 euro per ogni cassetta raccolta, oppure da 3 a 4 euro all'ora, ben al di sotto dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Come venivano trasportati i lavoratori nei campi?

I braccianti venivano caricati su furgoni omologati per poche persone, trasportandone fino a 25 o 30 alla volta, spesso dentro spazi chiusi e pericolosi.